REGIONE

Assessorato Territorio ed Ambiente



ASSESSORATO REGIONALE TERRITORIO ED AMBIENTE

Circolare 3 febbraio 1992 - n. 1/92, prot. n. 5709 (G.U.R.S. 4/4/92, n. 18)

Direttive in ordine all’applicazione della legge regionale 30 aprile 1991, n. 15.

Ai sindaci dei comuni della Regione

Ai capi ufficio tecnico dei comuni della Regione

Alla Presidenza della Regione

Agli Assessorati regionali

Alla Corte dei conti

Al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana

Al Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia - Palermo

Al Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia - Catania

Alle Prefetture

Alle Preture

Al Provveditorato delle opere pubbliche

AllAzienda autonoma delle strade statali

Alle Amministrazioni provinciali

Agli Ispettorati ripartimentali delle foreste

Alle Soprintendenze ai beni culturali ed ambientali

Alle Commissioni provinciali di controllo

Agli Uffici del genio civile

Ai Consorzi per le aree di sviluppo industriale della Regione

Premessa

La legge regionale 30 aprile 1991, n. 15, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 4 maggio 1991, n. 22 ed entrata in vigore il 19 maggio 1991, oltre a prorogare i termini per la formazione dei programmi pluriennali di attuazione, l’efficacia dei vincoli contenuti negli strumenti urbanistici generali ex legge regionale n. 38/73 ed i vincoli biennali sulle aree da destinare a riserva naturale ex legge n. 14/88, contiene altresì una serie di norme innovative in materia urbanistica, sulle quali si ritiene necessario impartire direttive per una corretta e puntuale applicazione delle stesse.

1) Programmi pluriennali di attuazione

Com’è noto, l’art. 28 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71, ha posto l’obbligo, per i comuni aventi popolazione superiore a 10 mila abitanti, di provvedere alla formazione dei programmi pluriennali di attuazione dei propri strumenti urbanistici generali.

L’art. 1 della legge regionale 30 dicembre 1980, n. 159 ha prorogato i termini di tempo variamente fissati dal citato art. 28 per le tre fasce di comuni individuate in base alla popolazione.

L’art. 33, comma 1°, della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37, ha prorogato ad un’unica data, il 31 dicembre 1989, i termini per la formazione di detti programmi da parte dei comuni obbligati per legge a dotarsi degli stessi.

L’art. 1 della legge n. 15/91, che si commenta, ha ulteriormente prorogato, alla data del 31 dicembre 1994, l’obbligo per i comuni anzidetti di dotarsi del programma pluriennale di attuazione.

2) Proroga vincoli ex legge n. 38/73 e ex legge n. 98/81

Il 1° e 2° comma dell’art. 2 della legge n. 15/91 ha prorogato alla data del 31 dicembre 1992 l’efficacia dei vincoli previsti dall’art. 1 della legge regionale 5 novembre 1973, n. 38, contenuti negli strumenti urbanistici generali e decaduti per decorrenza dei termini. La proroga è estesa anche agli strumenti urbanistici generali i cui vincoli andranno a scadere entro il 31 dicembre 1992.

Al riguardo, si evidenzia che, entro il termine precedentemente indicato, i comuni possono procedere all’approvazione dei piani particolareggiati e dei piani di lottizzazione, in attuazione delle previsioni di detti piani generali.

Il 4° comma dell’art. 2 in argomento proroga di un ulteriore biennio i vincoli, anche se già scaduti, apposti ai sensi dell’art. 4 della legge 9 agosto 1988, n. 14 su aree da destinare a riserva naturale.

In dette aree si applicano le disposizioni di cui al 9° comma dell’art. 23 della stessa legge n. 14/88.

3) Prescrizioni ex art. 15, comma 1°, legge regionale 12 giugno 1976, n. 78

Il terzo comma dell’art. 2 della legge regionale n. 15/91 prescrive che le disposizioni di cui all’art. 15, comma 1°, lettere a), d) ed e) della legge regionale n. 78/76 prevalgono sulle previsioni degli strumenti urbanistici generali e dei regolamenti edilizi.

Tali disposizioni, si ricorda, attengono ad un vincolo di arretramento dai boschi e dalle fasce forestali e dai parchi archeologici (fissato in 200 metri) e ad un vincolo di arretramento delle costruzioni dalla battigia dei laghi (fissato in 100 metri) e dalla battigia del mare (fissato in 150 metri). In queste due ultime fasce di rispetto sono consentite, rispettivamente, le opere destinate alla regolazione del flusso delle acque e le opere ed impianti destinati alla diretta fruizione del mare, oltrecchè la ristrutturazione degli edifici esistenti senza alterazione dei volumi già realizzati. Relativamente alla fascia di rispetto della battigia del mare, l’art. 57 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71, elenca il tipo di opere per le quali possono essere concesse deroghe da parte del Presidente della Regione, con la procedura descritta dall’art. 16 della citata legge n. 78/76.

La disposizione ex art. 2 sopra richiamata, si applica a prescindere dalla presenza o meno di strumenti urbanistici generali; essa e quindi diretta a regolamentare l’attività edificatoria che comunque si svolge nelle parti del territorio comunale normale dalle prescrizioni dettate dall’art. 15 della citata legge n. 78/76.

Appare opportuno precisare che le prescrizioni ex art. 15 debbono essere applicate in via generalizzata a tutti gli strumenti urbanistici generali ed anche nei confronti dei territori comunali che ne siano ancora privi e dotati del solo regolamento edilizio; pertanto, viene meno l’applicazione della norma transitoria ex art. 18 della stessa legge n. 78/76.

Per i comuni che ancora non risultano dotati di strumenti urbanistici generali adeguati al D.I. n. 1444/68, si ritiene possano essere escluse dalla applicazione delle prescrizioni ex art. 15 anzidette, le parti del territorio comunale delimitate ai sensi dell’art. 18 della legge n. 865/71. Necessita in ultimo precisare che gli eventuali piani particolareggiati o piani di lottizzazione, approvati in attuazione di strumenti urbanistici generali non adeguati alla legge n. 78/76, dovranno essere adeguati anch’essi alle prescrizioni della medesima legge, dovendosi prevedere l’arretramento delle costruzioni nei limiti fissati dall’art. 15 più volte citato. Sono fatte salve soltanto le concessioni edilizie i cui lavori siano stati iniziati anteriormente all’entrata in vigore della legge n. 15/91 e vengano completati entro tre anni dalla data di inizio, ai sensi dell’art. 31, comma 11°, della legge 17 agosto 1942, n. 1150.

4) Formazione del piano regolatore generale

I commi 1°, 2°, 3° e 5° dell’art. 3 della legge n. 15/91 contengono disposizioni che fissano i termini di tempo entro i quali i comuni sono obbligati alla formazione od alla revisione dei piani regolatori generali. Alcune disposizioni debbono considerarsi a regime in quanto attengono ad adempimenti che i comuni, già dotati di P.R.G., i cui vincoli ex art. 1 della legge n. 38/73 andranno a scadere dopo il 31 dicembre 1992 o che, essendone privi, si doteranno di detto strumento urbanistico generale, sono tenuti ad adottare prima della scadenza dei termini di efficacia di detti vincoli. Altre disposizioni riguardano invece esclusivamente i comuni sprovvisti di piano regolatore generale o dotati di altro piano generale (piani urbanistici comprensoriali o programmi di fabbricazione), i cui vincoli siano divenuti inefficaci (seppur adesso prorogati con l’art. 2 della legge n. 15/91) o lo diverranno entro il 31 dicembre 1992.

Il 1° comma dell’art. 3 sopra citato ribadisce l’obbligo per tutti i comuni dell’Isola, già dotati di programmi di fabbricazione, di procedere alla formazione del piano regolatore generale, come già sancito dall’art. 5, ultimo comma, della legge regionale n. 71/78. A tale riguardo appare necessario illustrare distintamente gli adempimenti che i comuni sono obbligati ad adottare in relazione alle diverse situazioni in cui si trovano gli stessi in ordine alla formazione dei propri piani regolatori generali.

I comuni non ancora dotati di piano regolatore generale o di alcuno strumento urbanistico generale ed i comuni già dotati di piani generali (piani regolatori, piani comprensoriali o programmi di fabbricazione), i cui vincoli ex art. 1 della legge n. 38/73 siano già scaduti - seppur adesso prorogati al 31 dicembre 1992 -, sono obbligati ad adottare il piano regolatore generale (o ad adottare la sua revisione) entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge n. 15/91, cioè entro il 19 maggio 1992. Al riguardo si evidenzia come, successivamente a quest’ultima data, saranno ancora disponibili poco più di sei mesi per provvedere ai successivi adempimenti necessari all’approvazione del P.R.G., prima cioè dell’1 gennaio 1993, data in cui verranno nuovamente a scadere i vincoli degli strumenti urbanistici la cui efficacia, come già detto, è stata prorogata dall’art. 2 della legge n. 15/91. Pertanto, l’affidamento dell’incarico per la redazione del P.R.G. o per la revisione di quello esistente, qualora non si sia già provveduto, è stato previsto venga effettuato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge n. 15/91, cioè entro il 17 luglio 1991. Per i comuni che abbiano invece già in corso di redazione il P.R.G. e posto l’obbligo di provvedere all’adozione del piano entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge n. 15/91, cioè entro il 19 novembre 1991. Infatti, secondo i termini fissati dal disciplinale d’incarico tipo, la somma del tempo utile per la consegna del P.R.G. da parte del progettista a (cinque mesi) e del tempo previsto affinché il comune si pronunci sul progetto di massima (un mese), corrisponde ai sei mesi adesso assegnati dalla legge n. 15/91.

I comuni che sono invece dotati di un piano regolatore generale, i cui vincoli ex art. 1 della legge n. 38/73 andranno a scadere dal 1° gennaio 1993 in poi, sono obbligati ad iniziare la formazione di un nuovo piano, o la revisione di quello esistente, diciotto mesi prima della scadenza dei termini di efficacia dei vincoli, stante che lo stesso termine è assegnato per provvedere all’affidamento del relativo incarico.

La disposizione ora illustrata è quindi da considerarsi come norma a "regime", da osservarsi nella formazione dei nuovi strumenti urbanistici generali e nella revisione di quelli esistenti. La stessa, inoltre, non può che ritenersi di indubbia ed estrema utilità, in quanto per la prima volta vengono fissati per tutti i comuni termini perentori entro i quali gli stessi sono obbligati a provvedere in ordine alla formazione del P.R.G. o alla revisione di quello vigente.

5) Affidamento incarico piano regolatore generale

In materia di incarichi professionali relativi alla redazione del piano regolatore generale, delle prescrizioni esecutive e dei piani regolatori particolareggiati, il 4° comma dell’art. 3 della legge n. 15/91 prescrive che i comuni debbano provvedere alla redazione degli stessi a mezzo dei propri uffici tecnici; l’incarico a liberi professionisti è consentito solo per "comprovata inadeguatezza" di detti uffici. Ne consegue, pertanto, che nei comuni in cui dovrà provvedersi alla redazione del P.R.G. od alla revisione dello stesso, il relativo incarico dovrà essere formalmente assegnato ai propri uffici tecnici, semprecchè, ovviamente, questi contengano le figure professionali (ingegneri od architetti ) idonee per legge alla redazione degli strumenti urbanistici. Stante il tenore letterale della norma in questione, si ritiene che l’eventuale "inadeguatezza" dell’U.T.C. debba risultare da una relazione dettagliata predisposta dallo stesso ufficio, che dia prova, però, che le singole unità di personale, abilitate per legge alla redazione del P.R.G., svolgano compiti di istituto tali da non consentire l’espletamento di detto incarico.

Al riguardo, si rappresenta che questo Assessorato non concederà alcun contributo sui compensi relativi ad incarichi professionali conferiti successivamente all’entrata in vigore della legge n. 15/91 in assenza di detta relazione, di cui dovrà necessariamente farsene menzione nelle relative delibere di incarico.

Per quanto attiene l’incarico ed il relativo disciplinare riguardante la redazione del P.R.G., delle prescrizioni esecutive e del regolamento edilizio, si rinvia alle direttive già impartite da questo Assessorato con le circolari n. 4 del 7 giugno 1979, n. 2 del 19 giugno 1982 ed alla circolare prot. n. 33139 del 23 giugno 1989. In questa sede necessita semmai precisare che la parcella presentata dal progettista relativa al calcolo delle competenze tecniche per la redazione di detti strumenti urbanistici dovrà essere preliminarmente sottoposta al competente ordine professionale; ciò al fine di computare correttamente l’importo delle somme occorrenti da imputare nella misura del 10% (più l’I.V.A. al 19% ed il 2%, degli oneri della C.N.P.A.I.A.) a carico del bilancio comunale e nella misura del restante 90% a carico del contributo regionale ai sensi dell’art. 5 della legge regionale 21 agosto 1984, n. 66.

In relazione alle nuove prescrizioni contenute nella legge n.15/91, questo Assessorato ha provveduto a modificare ed integrare il disciplinare tipo, approvato con D.A. n . 91 del 17 maggio 1979, nei termini di cui all’allegato D.A. n. 64 dell’1 febbraio 1992.

6) Prescrizioni esecutive

Il disposto ex art. 3, comma 8°, della legge regionale n. 15/91 prevede che le prescrizioni esecutive, ex art. 2 della legge regionale n. 71/78, debbano essere rapportate ai fabbisogni ("residenziali pubblici, privati, turistici, produttivi e dei servizi connessi") di un decennio. Ciò comporterà un maggiore onere nella relativa spesa di progettazione dei piani regolatori non ancora adottati. Al riguardo, pertanto, i comuni dovranno richiedere ai progettisti incaricati di motivare ampiamente le superfici ed i volumi presuntivamente computati nella parcella ed ai propri uffici tecnici di verificare attentamente tali dati.

Qualora alla data di entrata in vigore della legge n.15/91 i comuni abbiano già provveduto a dare incarico per la redazione del P.R.G., si dovrà provvedere, con apposito atto deliberativo, ad integrare tali incarichi in relazione alle prescrizioni ex artt. 3, 8° comma, e 4, 1° comma, della legge n. 15/91, semprecchè ovviamente i comuni non abbiano già adottato il P.R.G. (si veda in proposito quanto disposto dal 9° comma dell’art. 3). Al riguardo necessita precisare come la progettazione relativa alle prescrizioni esecutive per un ulteriore quinquennio costituisca di fatto un "nuovo" incarico. Pertanto la relativa parcella dovrà essere computata con l’aggiornamento ISTAT alla data del conferimento dell’incarico da affidarsi e dovrà essere sottoposta preventivamente al competente ordine professionale.

7) Direttive generali ex art. 3, legge regionale n. 15/91

Preliminarmente all’affidamento dell’incarico per la redazione del P.R.G. e delle P.E., i comuni dovranno provvedere ad adottare le "direttive generali", previste dal succitato art. 3, sulla cui importanza non è superfluo raccomandare estrema attenzione, stante che sulla base delle stesse dovrà relazionarsi il lavoro del progettista nella stesura del piano regolatore generale. Ciò costituisce certamente garanzia nei confronti sia della amministrazione comunale committente, che richiederà una progettazione commisurata alle scelte di pianificazione del proprio territorio, sia del progettista, che seppur nei limiti delle anzidette direttive (cui dovrà necessariamente uniformarsi), esplicherà la propria attività professionale al riparo da eventuali stravolgimenti delle conseguenti scelte progettuali, da operarsi da parte dell’amministrazione committente o da altre amministrazioni a questa succedutesi.

Tali direttive generali dovranno formare oggetto di apposita deliberazione comunale, da notificarsi formalmente al progettista incaricato.

Nel merito di dette "direttive generali", si ritiene che esse possano essere adottate sulla base di un’apposita relazione, da redigersi da parte dell’ufficio tecnico comunale, tesa ad individuare le problematiche urbanistiche di rilievo per il comune ed i criteri informatori del P.R.G., necessari per un’adeguata pianificazione del territorio comunale.

Con detta relazione l’U.T.C. dovrà, in linea generale, descrivere i caratteri del territorio e degli abitati allo scopo di individuare le esigenze di assetto e di sviluppo degli stessi. Ne consegue come risulterà indispensabile descrivere lo stato di fatto nei suoi aspetti fondamentali, anche se ciò sarà dettagliatamente oggetto di analisi da parte del progettista incaricato di redigere il piano regolatore generale. Pertanto, particolare riguardo si avrà nella descrizione dell’ambiente fisico del territorio, delle caratteristiche ambientali e del patrimonio edilizio. Necessiterà, peraltro, rappresentare l’adeguatezza dello stato di attuazione degli strumenti urbanistici comunali vigenti, in rapporto alla situazione demografica del comune.

Si precisa in ultimo che il consiglio comunale, oltre alla relazione dell’U.T.C., potrà altresì acquisire suggerimenti ed indicazioni mediante conferenze con le forze culturali, sociali, sindacali, imprenditoriali e produttive locali, che, in quanto operanti nell’ambito del territorio comunale, sono direttamente interessate alle scelte di pianificazione che il comune andrà ad adottare.

Ovviamente, stante i termini di tempo assegnati dalla legge n.15/91 per la formazione dei piani regolatori generali, e necessario che tale procedura venga svolta in tempi brevi.

8) Studio agricolo-forestale

L’undicesimo comma dell’art. 3 della citata legge n. 15/91 prevede l’intervento di una nuova professionalità nella formazione del piano regolatore generale. Con tale norma viene infatti posto l’obbligo per i comuni di conferire incarichi ai dottori agronomi od ai dottori forestali per la verifica della compatibilità delle previsioni dei piani regolatori generali con gli studi agricolo-forestali da effettuare da parte degli stessi ai sensi del 5° comma dell’art. 2 della legge regionale n. 71/78 e del 1° comma, lettera e, dell’art. 15 della legge regionale n. 78/76.

Si ricorda che il 5° comma del citato articolo 2 della "formazione degli strumenti urbanistici generali non possono essere destinati ad usi extra-agricoli i suoli utilizzati per colture specializzate, irrigue o dotati di infrastrutture ed impianti a supporto dell’attività agricola, se non in via eccezionale, quando manchino ragionevoli possibilità di localizzazioni alternative". Il 1° comma, lettera e, del citato articolo 15 della legge regionale n. 78/76, dispone che "le costruzioni debbono arretrarsi di metri 200 dal limite dei boschi, dalle fasce forestali e dai confini dei parchi archeologici".

Gli esiti degli studi agricolo-forestali dovranno essere riportati nella stessa cartografia del piano regolatore generale e, con riguardo ai boschi e alle fasce forestali, dovranno altresì essere visualizzate le relative fasce di rispetto. Sarà, pertanto, opportuno mettere a disposizione del professionista incaricato sia le foto aeree (volo giugno ‘87), che questo Assessorato ha già inviato ai comuni, sia la cartografia disponibile del territorio comunale.

9) Cartografia del piano regolatore generale

Qualora i comuni obbligati alla formazione del P.R.G. non fossero dotati di adeguata cartografia aggiornata del proprio territorio comunale e non risultasse sufficiente o conveniente procedere all’aggiornamento dei rilievi aerofotogrammetrici esistenti, i comuni dovranno provvedere all’immediata acquisizione dei rilievi aerofotogrammetrici in scala 1:10.000 ed 1:2.000 necessari alla pianificazione urbanistica generale ed attuativa.

Risulta che i comuni di norma procedono all’acquisizione di detta cartografia senza il supporto di un capitolato speciale, nè, peraltro, procedono al collaudo della stessa. Questo Assessorato si riserva di trasmettere al più presto a tutti i comuni un capitolato speciale che regoli i rapporti tra il comune e la ditta fornitrice e disciplini compiutamente le modalità di esecuzione della cartografia da acquisire. Gli uffici tecnici comunali sono comunque tenuti a certificare la regolare esecuzione di tutti gli elaborati cartografici acquisiti.

10) Studio geologico del piano regolatore generale

Relativamente all’incarico per l’effettuazione dello studio geologico prescritto dall’art. 5 della legge regionale 11 aprile 1981, n. 65, si ricorda che lo stesso ai fini della formazione del P.R.G. e delle relative P. E. dovrà contenere gli studi e gli elaborati cartografici elencati nella circolare prot. n. 33139/89 del 23 giugno 1989.

Al fine di contenere l’importo delle spese imprenditoriali relative a detto studio ed al fine di non frapporre remore all’inizio della progettazione urbanistica generale, i comuni dovranno articolare l’incarico degli studi geologici in due fasi distinte. La prima fase dovrà riguardare la predisposizione dello studio geologico generale (relativo agli aspetti geomorfologici, geolitologici ed idrogeologici di tutto il territorio comunale) da consegnare al progettista all’atto del conferimento dell’incarico unitamente alla cartografia, alle "direttive generali", ed a quant’altro previsto dal 1° e 2° comma dell’art. 5 del disciplinare d’incarico tipo per la redazione del P.R.G., come modificato dal D.A. n. 64/92.

La seconda fase riguarderà la predisposizione dello studio geologico-tecnico circoscritto alle sole aree da particolareggiare mediante le prescrizioni esecutive. Detto studio geologico - tecnico dovrà essere consegnato al progettista da parte del comune dopo l’approvazione dello schema di massima del P.R.G. In quella sede infatti, saranno individuate con esattezza le aree che dovranno, appunto, essere oggetto della pianificazione attuativa di dette prescrizioni esecutive (si veda al riguardo il 3° comma dell’art. 5 di detto disciplinare tipo, come modificato dal citato D.A. n. 64/92).

11) Interventi sostitutivi

Il 10° comma dell’art. 3 della legge n. 15/91 ha previsto l’intervento sostitutivo da parte di questo Assessorato in tutti i casi di inerzia comunale in ordine agli adempimenti previsti dallo stesso articolo 3. Questo Assessorato è, pertanto, obbligato a provvedere alla nomina di un commissario ad acta entro 30 giorni dall’accertamento di ogni singola inadempienza comunale.

Al riguardo necessita evidenziare che tra gli adempimenti comunali prescritti dall’art. 3 in argomento, vi è quello previsto dal terzo periodo del 7° comma, che obbliga il consiglio comunale ad adottare le proprie determinazioni sullo schema di massima del P.R.G., entro 30 giorni dalla formale consegna dello stesso da parte del progettista incaricato. Pertanto, indipendentemente dai termini di tempo complessivi assegnati dalla legge n. 15/91 per l’adozione dei piani regolatori, questo Assessorato è tenuto a vigilare anche nelle fasi preliminari a detta adozione, al fine di intervenire sostitutivamente, con tempestività, anche in questo caso.

E’ da evidenziare ancora che con il 7° comma anzidetto il legislatore ha disciplinato tutte le fasi precedenti l’adozione e l’approvazione del P.R.G. In particolare, viene posto l’obbligo per i comuni di impartire le "direttive generali" al progettista per la stesura del piano regolatore generale e l’obbligo per il progettista di consegnare al comune lo "schema di massima" del piano entro 60 giorni dalla data dell’incarico.

Si ricorda, infine, che, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 4 della legge regionale n. 65/81 (come sostituito dall’art. 4 della legge regionale n. 66/84), le delibere commissariali di adozione dei piani regolatori generali, oltre a non essere soggette al visto delle commissioni provinciali di controllo, non possono essere revocate dai consigli comunali sostituiti, anche successivamente alla scadenza dell’intervento sostitutivo.

12) Varianti agli strumenti urbanistici generali

Com’è noto, nell’ambito della legislazione urbanistica sia statale che regionale sono fissati termini di tempo entro i quali debbono essere approvati gli strumenti urbanistici. Per le varianti ai piani adottati dai comuni non sono invece fissati termini per la relativa approvazione, fatta eccezione per una serie di "varianti speciali" per la realizzazione di opere pubbliche, quali ad esempio quelle riguardanti i servizi pubblici ai sensi dell’art. 1, comma 5°, della legge 3 gennaio 1978, n. 1, gli impianti di depurazione ai sensi dell’art. 45 della legge regionale 15 maggio 1986, n. 26, l’edilizia scolastica ai sensi dell’art. 10 della legge 5 agosto 1975, n. 412, l’edilizia degli istituti di prevenzione e di pena ai sensi dell’art. 6 della legge 12 dicembre 1971, n. 1133, ed altre.

Per queste ultime varianti finalizzate all’esecuzione di opere pubbliche in attuazione di apposite disposizioni legislative, il 6° comma dell’art. 3 della legge n. 15/91 fissa il termine massimo per l’approvazione in novanta giorni dalla ricezione da parte di questo Assessorato degli atti e degli elaborati necessari all’esame completo delle varianti proposte dai comuni. Decorso infruttuosamente tale termine le varianti devono intendersi approvate e quindi pienamente efficaci. Al riguardo, comunque, si suggerisce che la decorrenza dei termini anzidetti debba essere oggetto di apposita e formale presa d’atto, da comunicare successivamente a questo Assessorato.

In buona sostanza, con la norma in argomento il legislatore regionale ha ritenuto di dover semplificare tale settore unificando in un unico termine di tempo (90 giorni) l’approvazione di tutte le varianti adottate per la realizzazione di opere pubbliche ai sensi della normativa precedentemente accennata.

13) Modifica art. 7, legge regionale 11 aprile 1981, n. 65

Con l’art. 6 della legge che si commenta vengono sostituiti i primi tre commi dell’art. 7 della menzionata legge n. 65/81, con il quale è stata prevista una procedura speciale per l’approvazione dei progetti di massima o esecutivi di opere pubbliche di rilevante interesse pubblico, da realizzare in variante agli strumenti urbanistici comunali e sovracomunali (piani regolatori generali, programmi di fabbricazione, piani comprensoriali e piani settoriali).

Sul tipo di opere pubbliche da assentire a mezzo della procedura adesso modificata dell’art. 6, si rimanda alla circolare n. 1/81 di prot. n. 11490 del 26 giugno 1981, con la quale questo Assessorato ha diramato direttive in ordine all’applicazione della citata legge n. 65/81. Al riguardo necessita evidenziare che, essendo stato abrogato il 3° comma dell’art. 7, il campo di applicazione della norma stessa viene a restringersi, in quanto potrà applicarsi esclusivamente ad opere di "rilevante interesse pubblico", sia statale che regionale, di competenza di enti pubblici "istituzionalmente competenti" anche diversi dallo Stato o dalla Regione, e non più in maniera generalizzata anche alle "opere pubbliche non prevedibili negli strumenti urbanistici".

Per dette varianti non necessita acquisire la relazione geologica ex art. 5 della legge regionale n. 65/81, in quanto questa attiene invece alla formazione in generale degli strumenti urbanistici e non al giudizio di fattibilità di ogni singola opera. La compatibilità sotto il profilo geologico dei suoli è sempre verificata dagli organi competenti, in sede approvativa del progetto. Conseguentemente, non sarà necessario acquisire il parere dell’ufficio del genio civile ai sensi dell’art. 13 della legge n. 64/74.

Relativamente alla nuova procedura approvativa di dette varianti, viene confermata la partecipazione alle decisioni di questo Assessorato da parte dei comuni i cui territori si trovino ad essere direttamente interessati alle varianti stesse. Detta partecipazione è adesso agevolata dalla nuova norma, essendo consentito per i consigli comunali esprimere il loro parere entro 45 giorni (anziché i 30 giorni precedentemente fissati dalla legge n. 65/81) dall’avvenuta ricezione della richiesta di parere avanzata da questo Assessorato. Sarà, altresì, possibile per le amministrazioni comunali pronunciarsi sulle varianti anzidette anche successivamente al termine surrichiamato, stante che questo Assessorato è tenuto, in caso d’inerzia comunale, alla nomina di un commissario ad acta (senza alcuna preventiva diffida) per la convocazione del consiglio o dei consigli comunali interessati, affinché questi si pronuncino entro 30 giorni dalla data della convocazione.

Qualora neanche il commissario ad acta riuscisse ad acquisire il parere del consiglio o dei consigli comunali convocati, si prescinderà da tale parere e si provvederà all’esame ed all’eventuale approvazione delle varianti in argomento.

14) Opere di urbanizzazione previste dalle prescrizioni esecutive

L’art. 3 della legge 28 gennaio 1977, n. 10 e l’art. 36, comma 6°, della legge Regionale 27 dicembre 1978, n. 71, subordinano il rilascio della concessione edilizia al pagamento di un contributo che si compone di due quote: una quota commisurata all’incidenza delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria; l’altra quota commisurata al costo, effettivo o convenzionale, della costruzione.

Le prescrizioni esecutive, che in base alla legge n. 15/91 sono adesso rapportate al fabbisogno di un decennio, devono prevedere il costo ai prezzi correnti, sia delle opere di urbanizzazione primaria, sia delle aree da espropriare per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria prevista da detti piani attuativi. Detto costo dovrà esser posto a totale carico dei richiedenti la concessione edilizia per gli edifici da realizzare nelle aree oggetto delle prescrizioni esecutive, in proporzione al volume edilizio dei singoli lotti edificabili. Oltre tali costi si dovrà comunque far sempre fronte al contributo ex art. 5 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, relativamente all’aliquota degli oneri di urbanizzazione secondaria stabilita dai comuni in base alle tabelle parametriche approvate da questo Assessorato con decreto 31 maggio 1977 (al riguardo si rimanda alla circolare di questo Assessorato pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 26, s.o., del 18 giugno 1977) ed al contributo sul costo di costruzione degli edifici da realizzare, ai sensi dell’art. 6 della citata legge n. 10/77.

A scomputo totale o parziale degli oneri di urbanizzazione dovuti, il legislatore ha previsto la possibilità per il concessionario di realizzare direttamente le opere di urbanizzazione previste dalle prescrizioni esecutive (con le garanzie e le modalità che il comune riterrà di dover prescrivere) ed a cedere le aree necessarie alla realizzazione delle opere di urbanizzazione sia primarie che secondarie.

Relativamente al costo delle singole opere di urbanizzazione primaria, al fine di pervenire alla loro esatta quantificazione, seppur in assenza di progetti esecutivi, necessita da un lato avere una precisa conoscenza dei luoghi e dei suoli da urbanizzare, dall’altro procedere ad un’attenta analisi dei prezzi aggiornati (al riguardo ci si potrà riferire al "Prezziario regionale" periodicamente predisposto dall’Assessorato LL.PP.) delle operazioni da effettuare e dei materiali da utilizzare; oltreché tener conto di fattori particolari, quali ad esempio la maggiorazione dei costi da apportare per le opere da realizzare nelle varie località sismiche.

Per ogni zona territoriale omogenea si sommeranno i costi delle varie opere di urbanizzazione primaria in esse previsti ed i costi delle aree di esproprio per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria. La somma di detti costi, suddivisa per la volumetria complessiva realizzabile nei corrispondenti ambiti urbanistici considerati, consentirà di poter quantificare gli oneri a metro cubo di costruzione relativamente alle opere di urbanizzazione primaria ed alle aree di esproprio delle prescrizioni esecutive. I proventi incamerati dai comuni relativamente agli oneri di urbanizzazione primaria così calcolati saranno destinati all’acquisizione delle aree relative alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria ed alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria.

Relativamente al disposto di cui al 1° comma dell’art. 4, per i comuni che ad oggi non abbiano ancora adottato i piani regolatori generali in corso di redazione, o per i comuni che debbano ancora conferire l’incarico per detti piani, necessita provvedere alla modifica del disciplinare d’incarico tipo per la redazione del P.R.G., integrando l’elenco degli elaborati del piano particolareggiato contenuto nell’art. 10 (si veda il citato D.A. n. 64 dell’1 febbraio 1992), che pertanto dovrà adesso riguardare anche il computo ai prezzi correnti del costo delle opere di urbanizzazione primaria e delle aree da espropriare per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

Il 5° comma dell’art. 4 in argomento fa salva la riduzione del 40% degli oneri di urbanizzazione ex art. 5 della legge n. 10/77, prevista dal 3° comma dell’art. 42 della legge regionale n. 71/78, come modificato dall’art. 14 della legge regionale 18 aprile 1981, n. 70, per i casi elencati nel 1° comma del citato art. 42. Tale riduzione va comunque rapportata, relativamente agli oneri di urbanizzazione primaria, in base al costo effettivo di queste opere. Relativamente agli oneri di urbanizzazione secondaria, detta riduzione va riferita alle tabelle parametriche regionali approvate con il citato decreto 31 maggio 1977, secondo le percentuali fissate dall’art. 41 della legge regionale n. 71/78, come sostituito dall’art. 13 della citata legge regionale n. 70/81.

L’ultimo comma dell’art. 4 succitato prescrive l’obbligo per i comuni di adeguare ai prezzi correnti il costo delle opere di urbanizzazione primaria delle prescrizioni esecutive, entro il 31 dicembre di ogni anno. Al riguardo, si ricorda che tale obbligo era già stato fissato dall’art. 34 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37, relativamente però all’aggiornamento dei costi, sia delle opere di urbanizzazione primaria, che a quelli di urbanizzazione secondaria. Appare necessario evidenziare che la mancata applicazione di queste norme nei termini di tempo fissati per legge costituisce causa di grave danno per le casse comunali.

Pertanto, si invitano i comuni ad inviare tempestivamente ogni anno copia delle delibere consiliari relative a detti adempimenti, avvertendo che questo ufficio adotterà le misure necessarie per il rispetto delle disposizioni di legge surrichiamate.

15) Contributi per i piani regolatori delle aree di sviluppo industriale

L’art. 7 della legge n. 15/91 consente la possibilità di concedere contributi finanziari per la redazione dei piani regolatori generali delle aree e dei nuclei di sviluppo industriale, ai sensi dell’art. 5 della legge regionale 21 agosto 1984, n. 66, sostitutivo dell’art. 25 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71.

Com’è noto, il disposto ex art. 5 surrichiamato consente di poter concedere contributi per le spese necessarie alla redazione e rielaborazione degli strumenti urbanistici comunali, oltre a quelle necessari all’acquisizione della relativa cartografia ed alla predisposizione dello studio geologico ex art. 5 della legge regionale n. 65/81.

Questo Assessorato ritiene, pertanto, di poter concedere un contributo pari al 90% della spesa necessaria alla redazione dei piani ASI di che trattasi; restando a carico dei consorzi il restante 10%, oltre l’I.V.A. al 19% ed il 2% degli oneri della C.N.P.A.I.A.. La relativa parcella dovrà essere preliminarmente vistata dal competente ordine professionale del progettista incaricato.

Inoltre, l’Assessorato corrisponderà per intero le somme relative all’acquisizione della cartografia necessaria alla redazione dei piani regolatori delle ASI, nonché un contributo per lo studio geologico pari al 90% della spesa ritenuta ammissibile da questa Amministrazione sulla base della tariffa professionale ed in conformità alle modalità ed ai criteri contenuti nella citata circolare di prot. n. 33139 del 23 giugno 1989. Anche in questo caso, il restante 10%, l’I.V.A. e le tasse da corrispondere alla cassa nazionale dell’ordine professionale restano a carico del bilancio dei consorzi.

L’Assessore: GORGONE